Il Monastero della Nuvola Bianca di Pechino è considerato da secoli uno dei maggiori punti di riferimento del taoismo. Oggi si trova interamente inserito nel contesto urbano della metropoli, ma nel periodo di massima attività, circa otto secoli fa, si trovava ai margini della città, appena fuori le mura meridionali.
Il complesso si erge nel luogo ove fu costruito in origine il tempio taoista dell’Eternità Celeste per volere dell’imperatore Tang Xuanzong durante il proprio lungo regno (712-756), nell’allora cittadina di Youzhou, sede di prefettura preesistente alla città di Pechino.
Questo tempio subì successivamente un progressivo declino fino a raggiungere lo stato di completo abbandono durante le Cinque Dinastie (907-960).
Solo dopo l’avvento della dinastia Jurchen (Jin), la quale, tra il 1153 e il 1214, stabilì la propria capitale Zhongdu nell’attuale area sud-occidentale di Pechino, sulle vestigia dell’antico tempio fondato sotto i Tang, fu costruito, tra il 1167 e il 1174, il Monastero dell’Immensa Eternità Celeste delle Dieci Direzioni con a capo l’abate Yan Deyuan.
Fu qui che nel 1188 furono ospitati, tra i tanti di passaggio in quel periodo, taoisti del calibro di Qiu Chuji (1148-1227), Wang Chuyi (1142-1217) e Liu Chuxuan (1147-1203), tre dei cosiddetti Sette Realizzati del Nord, tutti allievi del maestro Wang Chongyang (1113-1169), il fondatore riconosciuto a posteriori della Scuola della Completa Realtà. Nel 1202 il monastero subì la furia distruttiva del fuoco e, una volta ricostruito, fu rinominato Palazzo Taiji.
Nel 1215 la dinastia Jin spostò la propria capitale più a sud, da Zhongdu a Kaifeng, facendo venir meno i fondi necessari al mantenimento della struttura. Fu solo nel 18°anno del regno di Gengis Khan (1224) che Qiu Chuji vi tornò per stabilirsi, dopo il rientro dal viaggio di cinque anni nelle Terre d’Occidente in Asia Centrale, durante il quale incontrò il condottiero mongolo (un celebre evento riferito nelle cronache del viaggio stesso).
Forte dell’appoggio dei Mongoli, Qui decise di commissionare i lavori di ristrutturazione del Palazzo Taiji sotto la sovrintendenza di Qiu Yunzi, il quale lo trasformò interamente nel giro di tre anni.
Quando nel 1227 Qiu Chuji morì, il tempio fu rinominato per decreto imperiale Palazzo dell’Eterna Primavera, un riferimento esplicito al soprannome in onore del Maestro taoista; di cui ancora oggi si può ritrovare citazione nello “schermo degli spiriti”, ovvero il muro di protezione antistante l’ingresso principale del Monastero.
L’anno successivo Yin Zhiping, allievo di Qiu nominato a capo della scuola Longmen (ossia della “Porta del Drago”, come decisero di chiamare il lignaggio degli insegnamenti taoisti di Qiu Chuji con riferimento ai Monti Longmen, ove il maestro trovò l’illuminazione), fece costruire un edificio accessorio ad est del Palazzo dell’Eterna Primavera per tumulare le spoglie del defunto, che chiamò “Nuvola Bianca”. Così appare per la prima volta questo nome, che verrà nel tempo esteso a tutto il complesso del monastero taoista fino a diventarne il nome definitivo tramandato fino ad oggi. Per un secolo il Monastero fiorì e diede lustro alla scuola Longmen.
Le vicende storiche legate alla dispersione dell’Impero Mongolo – che in Cina si realizzò nel declino e caduta della dinastia Yuan (1271-1368) attraverso le campagne militari di Zhu Yuanzhang (divenuto poi Hongwu, il primo imperatore Ming, che liberò definitivamente la capitale Dadu dai Mongoli nel 1368) – segnarono anche anni difficili per il Monastero, in quanto il fondatore dei Ming, di forte inclinazione neoconfuciana, non fu sostenitore dei taoisti. Si dovranno attendere gli ultimi anni del suo regno per vedere un nuovo impulso alla ricostruzione completa delle sale principali del Monastero della Nuvola Bianca tra il 1394 e il 1395. Nel 1438, quando ormai la nuova capitale fu saldamente consolidata nella ricostruita Pechino, furono realizzata la Sala dell’Imperatore di Giada, vennero restaurate le rimanenti sale e furono costruiti altri tre nuovi edifici completati nel 1456.
La disposizione attuale degli edifici e delle sale del Monastero della Nuvola Bianca risale tuttavia al XVIII secolo quando, a partire dal 1706, sotto il regno di Kangxi (terzo imperatore della dinastia Qing, Wang Changyue) diresse la ristrutturazione dell’intero sito, che rimase un importante centro taoista fino al termine del XIX secolo.
Sicuramente il Monastero patì in seguito delle ristrettezze e della cattiva sorte durante il secolo che si estende dalla fine dell’Ottocento alla fine del Novecento, coprendo quindi l’ultimo ventennio della dinastia Qing, il periodo repubblicano, l’occupazione giapponese, la seconda Guerra Mondiale, la Guerra Civile e i primi trent’anni di governo della Repubblica Popolare fondata nel 1949.
Solo a partire dal 1978 sono stati intrapresi importanti restauri della struttura ed è stata possibile una graduale ripresa dell’attività monastica in un contesto laico, oltre alla ripubblicazione di opere taoiste importanti, antiche e recenti. Anche se il piccolo spaccio all’interno del Monastero ha cessato apparentemente ogni attività, numerosi negozi sono fioriti nell’ultimo decennio lungo la via antistante l’ingresso principale; qui il gruppo di allievi FIMI, durante la visita di maggio, ha potuto appagare la propria ricerca di mappe, testi, stampe e oggettistica taoista di ogni genere.







Il lancio delle monete nel Tempio della Nuvola Bianca (Baiyun Guan) a Pechino è un’usanza propiziatoria legata al celebre Ponte Wofeng.
I visitatori lanciano dischi metallici verso una grande campana incastonata in una finta moneta cinese: colpirla promette fortuna e prosperità per l’anno a venire.