di Stefano Saviotti
Viviamo alla periferia di noi stessi. Fra una tradizione che ha perduto i presupposti per trasmettersi
e una modernità sempre più scopertamente convenzionale, il bisogno di riconnettersi con la
propria umanità diventa globale e problematico allo stesso tempo: sempre più necessario e
sempre meno afferrabile, sommerso com’è dal frastuono di pressanti esigenze sociali di corto
respiro. A partire dalla fenomenologia, abbiamo la possibilità di collegare la tradizione laica
occidentale con quella orientale, di confrontare le costellazioni familiari con il taoismo. Otteniamo
così un paradigma diverso: invece che definizioni “chiare e distinte”, disponiamo di griglie
interpretative elastiche, che ci mostrano non degli oggetti separati, bensì le relazioni che
naturalmente intercorrono tra essi, all’interno di un quadro globale. In questo quadro, anche
l’interiorità umana trova il proprio posto, la propria dimensione originaria, la propria cura.



